ENI, IL GIOCO DELLE TRE CARTE

12 novembre 2010 alle 22:20 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento

INTERROGAZIONE ALLA REGIONE DELLA CONSIGLIERA COMUNALE FILOMENA  VITALE

con la collaborazione di Taranto libera.

Ed ecco che, dopo miriadi di tavoli concertativi, serrati confronti su ipotesi di sviluppo, dispendio di risorse ed energie per parlare della nostra incantevole città e della necessità di creare nuova occupazione nell’ottica dell’ecosostenibilità, perché “pulito è bello”, quale proposta viene lanciata dalle categorie sindacali CGIL, CISL, UIL, per lo sviluppo del territorio e i relativi investimenti da effettuare? Non avremmo mai sperato in tanta lungimiranza, senso innovativo, acume politico-strategico, invece è proprio così: Taranto, secondo loro, deve puntare su una mega centrale termoelettrica di potenza tripla rispetto a quella esistente e produrre così energia elettrica cinque volte superiore alla produzione attuale, per consentire all’impianto stesso di funzionare meglio. Va sottolineato che la nuova centrale termoelettrica non sostituirà quella già in esercizio all’interno della raffineria, se non in alcune delle sue parti più obsolete funzionanti ad olio combustibile. Rimangono invece in esercizio caldaie e turbine per una potenza di circa 67 MWe (alimentate sempre ad olio combustibile) che, sommata ai 240 MWe della nuova centrale, ne triplicano la potenza (da 87 a 300 MWe). Ecco, questa è la mega proposta dei nostri interlocutori direttamente dalla “Consulta dello Sviluppo” 22 ottobre 2010.
Ma a cosa valgono le battaglie per salvaguardare la salute e la qualità della vita dei cittadini, se continuano a prevalere indifferenza e mancanza di rispetto per un territorio che ha offerto tutto se stesso per servire la causa della nazione? A nulla sembra che valgano gli appelli accorati, le richieste di ascolto che la società civile, la cittadinanza attiva rivolge ai propri rappresentanti istituzionali per tutelare diritti rubati. E’ il caso, ad esempio, della richiesta che il Comitato cittadino Taranto libera insieme alla consigliera comunale Vitale Filomena, ha inoltrato il giorno 6 settembre 2010 al consigliere regionale Francesco Laddomada affinchè presentasse un’interrogazione all’assessore regionale all’Ambiente Nicastro sulla centrale termoelettrica EniPower e connesso metanodotto. A parte il fatto che, a tutt’oggi, non è ancora pervenuta alcuna risposta, nonostante si trattasse
di un’interrogazione urgente; come se non bastasse, il consigliere Laddomada ha pensato bene di stravolgerne il testo, perché, secondo il suo parere a quanto pare, il testo originario avrebbe potuto urtare la sensibilità dell’Assessore. Nulla a che vedere, per carità, con il ragionier Giandomenico Fracchia di fantozziana memoria. Ma che tipo di timore reverenziale ha potuto impedire al consigliere Laddomada di presentare, così come da lui promesso, l’interrogazione urgente nella forma e nei contenuti proposti?
Il quesito, che non lede la professionalità o la buona fede di alcuno, fa riferimento a due atti tra loro in contraddizione.
Ovvero, da una parte l’assessore Nicastro inoltra all’Avvocatura regionale la richiesta di impugnativa, dinanzi al TAR Lazio, del Decreto Ministeriale n. 209 del 26 aprile scorso, con cui il Ministero dell’Ambiente, di concerto con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha espresso giudizio favorevole sulla pronuncia di compatibilità ambientale presentata dalla società ENI Power S.p.A., concernente la realizzazione di una centrale a ciclo combinato da 240 MWe all’interno della Raffineria ENI di Taranto. A tal riguardo, lo stesso assessore Nicastro afferma: “A nostro avviso il decreto in questione è stato emanato senza tenere in debita considerazione il parere negativo espresso dalla Regione Puglia sulla realizzazione di tale impianto in un’area, fortemente antropizzata, già compromessa da elevati livelli di inquinamento e per questo dichiarata, per legge, ad grave rischio di crisi ambientale”. “Tra l’altro – continua l’Assessore – la proposta di ENI, pur contemplando alcuni interventi di miglioramento ambientale, quale ad esempio la conversione dell’attuale centrale ad olio con altra alimentata a gas naturale, prevede un aumento di produzione di energia elettrica superiore, di ben 5 volte, a quello attuale, il che, come è facilmente comprensibile, comporterebbe un sensibile aumento di emissioni di gas climalteranti, in aperto contrasto con le previsioni del PianoEnergetico Ambientale Regionale, aspetto quest’ultimo non adeguatamente valutato nell’ambito dello Studio di Impatto Ambientale”.
Dall’altra, la Regione Puglia, concede tutte le autorizzazioni per la costruzione di un ramo di metanodotto utile al trasporto di gas metano funzionale all’alimentazione della Centrale Enipower da 240 MWe. Allora ci si è chiesti: “Ma se la Regione ha impugnato dinanzi al TAR il Decreto Ministeriale che permette la costruzione della Centrale EniPower da 240 MWe, che senso ha autorizzare la costruzione di un metanodotto che dovrebbe trasportare gas metano per alimentare quella stessa centrale termoelettrica contro il cui ampliamento si è fatto ricorso?”
Quindi, a rigor di logica, occorrerebbe revocare le autorizzazioni concesse per la realizzazione del metanodotto.
Insomma, è come se si impone di demolire un edificio pericolante, ma nel contempo si autorizza la costruzione degli impianti elettrici per quello stesso edificio che dev’essere abbattuto.

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