Ilva di Taranto 17/10/2013 ore 23.30

19 ottobre 2013 alle 01:11 | Pubblicato su Senza categoria | Lascia un commento
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Ilva di Taranto 17/10/2013 ore 23.30

Ilva. Taranto a Strasburgo

13 ottobre 2013 alle 16:19 | Pubblicato su Comunicati stampa | Lascia un commento
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52 cittadini di Taranto, guidati dal comitato Legamjonici, hanno presentato ricorso alla Corte Europea dei diritti umani, contro lo Stato Italiano. Il ricorso è attualmente all’attenzione della Corte di Strasburgo. Per approfondimenti:

1. Comunicato Stampa Legamjonici

2. Rassegna Stampa

52 citoyens de Tarante (Italie), le 29 juillet 2013, ont déposé un recours devant la Cour Européenne des droits de l’homme contre l’État Italien. Le cas Ilva est donc à l’attention de la Cour de Strasbourg.

1. 29 juillet,voici le recours

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Ilva. Faccia a faccia tra Daniela Spera e Giorgio Assennato

3 ottobre 2013 alle 20:43 | Pubblicato su video | Lascia un commento
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La verità fa male, per una Taranto libera!

Ilva. L’intervento della Commissione Europea. Quando a vincere sono i cittadini attivi.

1 ottobre 2013 alle 20:48 | Pubblicato su Senza categoria | Lascia un commento
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La Commissione Europea apre una procedura di infrazione nei confronti dell’ Italia per aver chiuso gli occhi tutti questi anni sull’ impatto ambientale dell’ ILVA. Questa tegola in testa cade proprio nel momento in cui il governo italiano si appresta ad approvare il suo ennesimo Decreto Legge Salva-Ilva il 104 Ter, che di fatto salverebbe nuovamente i beni dei Riva dalla giustizia italiana. La storia della procedura di infrazione  ha una lunga gestazione fatta di indagini e vari step dell’ istituzione europea. La scintilla è venuta dal basso però. Dal cittadino “Fracasso” che al contrario del suo nome, nel silenzio depose il primo esposto presso la Commissione Europea. Cosimo Fracasso, un cittadino come tanti, senza politica o desideri di riconoscimenti. Una vera storia di cittadinanza attiva. Ecco la storia.

Ilva. L’intervento dell’UE, ecco la storia.

Il Messaggio “TARANTO LIBERA” nel Mondo

1 ottobre 2013 alle 12:35 | Pubblicato su Taranto Libera e cultura | Lascia un commento
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Foto concesse da Claudio Merico

Comunicato stampa

18 aprile 2010 alle 16:12 | Pubblicato su Comunicati stampa | Lascia un commento
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Le associazioni non accettano la scelta di ENI e chiedono un incontro

Integrità e trasparenza, questi sono i principi che l’azienda ENI S.p.A ritiene di perseguire attraverso l’operato della propria Governance nei territori in cui è insediata. ENI opera anche nel territorio di Taranto, per l’esattezza a due passi dal centro abitato, ed ha dunque delle precise responsabilità ed obblighi nei confronti dei suoi cittadini. In occasione della conferenza stampa tenutasi giovedì 15 aprile, quegli stessi principi di cui ENI si fa promotrice sono stati disattesi, proprio nei confronti di quella parte di cittadinanza che, in maniera attenta e mediante l’impiego di non poche energie, segue le vicende legate alle problematiche ambientali e sanitarie della propria città. A Taranto di recente si parla di ‘allarme’ ed ENI si preoccupa di rassicurare la popolazione tentando di cancellare dal vocabolario la parola ‘esplosione’. Se di fuga di gas idrogeno si è trattato, ricordiamo che l’idrogeno è un gas altamente infiammabile e forma con l’ossigeno (contenuto nell’aria) miscele esplosive. Ora, se cosi’ non è stato, quei fumi neri li abbiamo comunque visti, l’incendio c’è stato, le automobili danneggiate non sono un’ invenzione, quale differenza ci puo’ essere tra esplosione o incendio? Il pericolo c’è ed è evidente. Taranto poi è in allarme ormai da decenni, ma questo sembra non interessare a nessuno e tanto meno ad ENI SpA. Questa azienda non è proprietaria della città di Taranto, pertanto non ha alcun diritto di decidere a quale rappresentanza della città rivolgersi e a quale no. Perchè escludere le associazioni e i comitati in un incontro alla presenza di istituzioni e stampa? Interpretiamo questa scelta come una volontà di chiusura da parte di ENI e chiediamo pertanto che l’azienda convochi immediatamente tutte le associazioni e i comitati liberi presenti a Taranto in presenza di stampa e istituzioni. Sottoscrivono le seguenti associazioni e comitati: Taranto libera, Amici di Beppe Grillo Taranto, Comitato per Taranto, Meetup – I Grilli di Taranto in MoVimento, Associazione Tamburi 9 luglio 1960, Associazione La Fontanella, Associazione Solo Cure per Guarire, Onda Viola Taranto, Centro Culturale Filonide, Taranto Spartana, Cittadinanza Attiva Palagianello.

TarantOggi – sabato 17 aprile 2010

Ora ripensare Taranto

1 aprile 2010 alle 02:45 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | 1 commento
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La legge anti-diossina non basta: serve il coraggio di osare per cambiare davvero

Vendola ha vinto, evviva Vendola”. Il governatore uscente della Puglia è rientrato dal portone principale dal quale era uscito all’inizio della campagna elettorale, grazie ad una vittoria schiacciante. A dirlo in maniera netta sono i numeri: ha avuto più voti di tutti. Sia dei rivali del centrodestra, sia di quelli esistenti all’interno del centrosinistra. E da ieri, ha iniziato a circolare con insistenza la voce che vorrebbe il discepolo di Bertinotti, futuro leader del centrosinistra alle elezioni politiche del 2013. D’altronde, la marea prodotta dalla Fabbrica di Nichi Vendola, ha già fatto la prima vittima: Raffaele Fitto, ministro degli Affari regionali del governo Berlusconi, nella giornata di ieri ha presentato le proprie dimissioni. Per molti un atto dovuto, per altri un gesto di responsabilità politica: in realtà, è il primo di una lunga serie di contraccolpi che avverranno all’interno del centrodestra pugliese, per una resa dei conti totale che difficilmente risparmierà qualcuno. Vendola ha vinto le elezioni per una serie di fattori, tra i quali vi è certamente il modo in cui ha trattato il tema ambientale. Che a Taranto ha assunto negli ultimi tempi un’importanza primaria. Ed è proprio sulla legge anti-diossina varata nella sua legislatura, che Vendola ha basato gran parte della sua campagna elettorale. Ciò non toglie che non è tutto oro ciò che luccica. Anzi. Il timore principale è che Vendola in primis, pensi di aver risolto il problema dell’inquinamento a Taranto, con la legge antidiossina. I segnali che questo sia più che un cattivo presagio, sono diversi. Come si ricorderà, mercoledì sorso in piazza della Vittoria a Taranto, si è tenuto il comizio del neo governatore: vi era molta attesa per le parole di quest’ultimo, specialmente in tema di inquinamento e di risanamento ambientale. Ma già l’assenza dello stesso nella mattinata di mercoledì mattina presso la masseria Fornaro, dove si promuoveva la proposta di una legge parlamentare per risarcire la disastrata agricoltura tarantina, dopo gli esami dell’Arpa Puglia e il divieto di pascolo nell’area di 20 km ordinato dalla stessa Regione nello scorso febbraio, era portatrice di cattivi presagi. E infatti, durante il comizio, Vendola trovava tempo e modo di parlare ai tarantini presenti delle alghe assassine dell’Adriatico, di Punta Perotti, dell’articolo 18, senza però mai pronunciare la parola impronunciabile in campagna elettorale, ma solo a Taranto, ovvero “Ilva”. Eppure negli ultimi tempi, ovunque sia andato, vuoi come ospite (vedi la trasmissione “Annozero” di Santoro) o come comiziante (vedi tutta la Puglia e non solo), ha sbandierato ai quattro venti gli importanti risultati della famosa legge anti-diossina regionale, sparando dati in suo possesso, che parlano di una drastica diminuzione di emissioni di diossina da parte dell’llva, che a tutt’oggi nessuno può dire di conoscere. Anzi. Ciò che più ha sorpreso però, è che invece di ribadire ai tarantini la validità di quella legge e rassicurarli che tutto va per il meglio in tema di emissioni di veleni industriali (pur non essendo affatto così), Vendola ha preferito parlare di tutt’altro. Ignorando completamente non solo l’argomento, ma anche la presenza di alcuni ambientalisti, che erano accorsi in piazza per ribadire ancora una volta, la criticità della situazione di Taranto e Provincia. Il Comitato Cittadino ‘Taranto libera’ e ‘Gli Amici di Beppe Grillo di Taranto’ erano infatti presenti in Piazza della Vittoria al comizio di Nichi Vendola: non erano lì né per sostenerlo né per contestarlo, ma solamente per mandargli un messaggio. Con maschere anti-smog sul volto, per indicare il notevole inquinamento ambientale e con un cartellone di tre metri con la scritta: “Bonifica e Riconversione! …i soldi? Chi inquina paga!” Il messaggio delle due organizzazioni era in sintesi la chiusura delle industrie inquinanti con la tutela dei posti di lavoro, la riconversione industriale, per poter pensare ad un futuro diverso per la città di Taranto e la bonifica a spese di chi inquina”. Durante il comizio questi giovani sembravano dire: “Vogliamo che si tuteli la salute pubblica mediante un progetto finalizzato alla Bonifica del territorio inquinato e alla Riconversione industriale! Dove trovare i soldi? Chiediamo che vi sia la piena applicazione del principio: “Chi inquina paga”. Vogliamo che dopo 45 anni di inquinamento selvaggio a ridosso delle nostre case i responsabili siano obbligati a risarcire”. Sempre per la cronaca, urge ricordare che solamente il giorno dopo, giovedì sera in piazza Sant’Oronzo a Lecce, Vendola estraeva dal suo cilindro come per magia, il discorso sull’Ilva, raccontando ai cittadini salentini presenti, un dialogo tenuto dallo stesso con Emilio Riva, proprietario del siderurgico tarantino. Il governatore ha ricordato quando convocò l’imprenditore, dicendogli: “Ingegnere, deve tirare fuori il portafoglio”. “Non mi fraintenda ma questa volta dovrà spendere molti soldi. Ho letto sul Sole 24h che, nonostante la crisi, i suoi miliardi di euro di profitto li ha fatti. Spendere molti soldi non è uno scippo, ma una restituzione a Taranto e alla Puglia, di una parte di quello che ci ha tolto del diritto a respirare, e che deve comprare quelle moderne tecnologie che si chiamano urea ed applicarle sui camini della fabbrica”. “Lui mi ha guardato – prosegue Vendola – e mi ha detto ‘Presidente, lei lo sa che sta decidendo di chiudere l’Ilva e di “buttare” per strada 15mila operai?’. Io gli ho detto ‘Ingegnere, le do un consiglio, questa frase che ha detto a me, non la dica fuori, perché le do una notizia: il popolo pugliese non è più disposto a subire il ricatto occupazionale come avete fatto per tanti anni”. Lo stesso Vendola poi, si rivolgeva direttamente all’avversario del Pdl, Rocco Palese: “Rocco, ti dico la filastrocca: 1° gennaio 2009 e 1° gennaio 2010: cos’è capitato in un anno? Operai licenziati a causa della legge antidiossina, neanche uno. Emissioni di veleni: 1° gennaio 2009, dai camini dell’Ilva, vengono sputati 10 nanogrammi per metro cubo di diossine e di furani, 1° gennaio 2010 1 nanogrammo per metro in cubo di diossina. Non l’ho detta in rima, ma questa per me più che politica è poesia, perché cambia la vita delle persone e il corso della storia”. Poesia? Filastrocca? Questa è proprio una barzelletta, altroché. Ma di quelle che da queste parti non fanno ridere nessuno. La speranza è che, come dichiarato dallo stesso Vendola lunedì sera, la sua diventi una politica che deve fare “come il buon samaritano del vangelo di Luca: deve innanzitutto vedere”. Vedere la sofferenza sociale, il dolore sociale. Ma non solo. La politica “deve essere in grado – dice – di costruire una risposta a tante domande di giustizia sociale, a tante domande di libertà che oggi sono negate”. Se queste non sono solamente parole dettate dall’entusiasmo, dette per fare breccia nel proprio elettorato, Taranto è il punto di partenza reale e non ideale, da cui iniziare a riscrivere la storia di questa città e della Regione. Con una legge anti-diossina da migliorare, se non da riscrivere, ma soprattutto avendo il coraggio di ripensare il sistema economico di una terra che con il veleno e l’acciaio, l’inquinamento e la morte, mai nulla avrebbe dovuto avere a che fare.

TarantOggi – 31 marzo 2010 – Gianmario Leone

Chiarezza sul metanodotto

3 marzo 2010 alle 10:07 | Pubblicato su Comunicati stampa | Lascia un commento
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Il comitato ‘Taranto libera’ vuole vederci chiaro in una decisione che lascia alquanto perplessi

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato del comitato cittadino “Taranto libera”, inerente l’autorizzazione da parte del Consiglio Comunale di Taranto, di autorizzare l’Eni a costruire un nuovo metanodotto. Inoltre “Taranto libera” chiede che il comune metta a disposizione dei cittadini, il progetto integrale di tale opera, affinché siano sciolte le diverse perplessità in merito alla presunta eco compatibilità del suddetto progetto con la già critica situazione ambientale della città di Taranto.

Il comitato cittadino ‘Taranto libera’ esprime le proprie perplessità in merito alla decisione del Consiglio Comunale di Taranto di autorizzare Eni SpA alla costruzione del nuovo metanodotto. Come Comitato chiediamo agli esponenti della maggioranza di motivare nel dettaglio la decisione di votare a favore della costruzione del metanodotto. Chiediamo, inoltre, all’Amministrazione Comunale, che venga fornito e messo a disposizione dell’intera cittadinanza il progetto integrale di ENI SpA. Il comitato cittadino ‘Taranto libera’ crede che l’Amministrazione Comunale è a conoscenza dell’intero progetto proposto da ENI SpA ed è convinto che mai avrebbe espresso un parere favorevole in merito alla realizzazione di un progetto di cui ignora i dettagli. ‘Taranto libera’ ritiene che la cittadinanza debba essere adeguatamente rassicurata sulle decisioni che riguardano la propria città e soprattutto in materia ambientale poiché entra in gioco prima di tutto la sua salute, già ampiamente compromessa. Le Amministrazioni Pubbliche hanno il dovere di farsi carico della tutela della salute dei cittadini e di definire cosa sia giusto e cosa no per la comunità ascoltando direttamente le necessità dei cittadini stessi. E’ necessario sviluppare una partnership tra politici e cittadini allo scopo di migliorare la qualità e l’accettabilità delle decisioni. Si assiste troppo spesso a situazioni in cui le decisioni che hanno ripercussioni sulla salute e sull’ambiente vengono prese in maniera del tutto incosciente ed arbitraria o assecondando interessi economici a scapito della salute della cittadinanza. In particolare, a preoccuparci sono le dichiarazioni dell’assessore Gianni Cataldino che ha definito l’autorizzazione al progetto come un “provvedimento che va incontro alla necessità di un abbassamento delle emissioni inquinanti” (TarantOggi, 2 marzo G.C.), per rendere la produzione ‘più ecocompatibile’. Le sue dichiarazioni non ci convincono affatto, data la vicinanza dell’intera zona industriale (non solo ENI), al centro abitato e forse convincono poco anche lui. Ragione per cui, ci sentiamo di offrire delle delucidazioni all’assessore ricordandogli che per poter parlare di ecocompatibilità si deve fare riferimento ad una condizione in cui non esistono aziende che emettono sostanze inquinanti e che il provvedimento in questione non inciderebbe in alcun modo sul miglioramento della tanto disperatamente agognata ecocompatibiltà. Tuttavia, crediamo nella sua buona fede e lo invitiamo, comunque, a correggere le sue dichiarazioni. Non meno preoccupanti, e quanto mai sintomatiche, invece, sono le dichiarazioni di Giuseppina Castellaneta, che invitando l’azienda ENI a presentarsi all’interno di un Consiglio Comunale per chiarire definitivamente i suoi intenti, ci mette nella condizione di pensare che il Consiglio Comunale ha proceduto alla votazione di un provvedimento in maniera del tutto superficiale, ignorando le reali intenzioni dell’azienda stessa. ‘Taranto libera’ pretende che si faccia chiarezza sulla faccenda e comunica che, nel caso vi sia un ritardo nella risposta o un diniego nel voler fornire la documentazione richiesta, vigilerà con ogni mezzo”.

TarantOggi – 3 Marzo 2010 – Comunicato del Comitato cittadino ‘Taranto libera’

La verità sull’impianto urea

20 febbraio 2010 alle 15:51 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento
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Installato solo in via sperimentale, ci è stato fatto credere fosse un risultato acquisito

Nella gestione della cosa pubblica, ognuno ha un ruolo ben definito: o almeno così dovrebbe essere. E invece, troppo spesso, veniamo a conoscenza di realtà importanti da singoli cittadini o associazioni, e non da chi, dirigendo una comunità, avrebbe il dovere morale di diffonderle. Detto questo, torniamo a distanza di appena una settimana a parlare dell’Ilva e delle tante, troppe cose che non tornano all’interno del mondo del siderurgico tarantino. In questo caso parliamo dell’impianto ad urea inaugurato nell’estate scorsa. E lo facciamo nella stessa maniera in cui, a fine gennaio, decidemmo di tornare a indagare sul progetto della multinazionale spagnola “Gas Natural”, riguardante l’installazione di un rigassificatore a Taranto. Così come nel caso del rigassificatore, di cui molti si erano colpevolmente dimenticati, pensando che bastassero i no espressi da Comune, Provincia e Regione, per far desistere una multinazionale dai suoi propositi, ora veniamo a conoscenza del fatto che in realtà, l’impianto inaugurato in pompa magna nella scorsa estate, è stato installato solo a scopo sperimentale. Ma andiamo con ordine. Il comitato cittadino “Taranto libera”, in data 18 febbraio 2010 ha pubblicato sul portale “Facebook”, una nota in cui sottolinea come “i mezzi di comunicazione, quasi come in un balletto di corte (o forse male informati), parlarono di inaugurazione di un nuovo impianto, quello all’urea, che avrebbe garantito l’abbattimento delle diossine, come previsto dalla legge anti-diossina, per portare i valori di diossina a 2.5 nanogrammi per metro cubo” (puntualmente raggiunti secondo quanto dichiarato dall’ARPA), entro il 2009. In realtà, anche l’impianto di depolverazione inaugurato in pompa magna del presidente della Regione Nichi Vendola (“che lo definì una vera figata”…) sarebbe solo in fase di sperimentazione, ma nessuno ha voluto mettere in evidenza questo piccolo ma fondamentale particolare. Tra l’altro, come ricorda lo stesso comitato, “per l’impianto di depolverazione fu confermato da esperti che quei fumi non erano dovuti ad un cattivo funzionamento del nuovo impianto, ma ad un errore umano”. Perché il punto é proprio questo. E cioè che l’impianto all’urea è stato installato solo a scopo sperimentale, per effettuare uno studio di fattibilità. E non in via definitiva. Questo è ciò che avrebbero dovuto dire alla città di Taranto. Invece ci fu uno squillo di trombe generale, mille promesse, certezze su un effettivo miglioramento dell’inquinamento e sull’abbattimento delle emissioni di diossina: dati di cui ancora oggi non siamo a conoscenza. Nel box qui sotto troverete il progetto inerente l’impianto ad urea dell’Ilva, il tutto documentato sul sito del CNR, sul monitoraggio delle emissioni gassose in atmosfera provenienti dall’impianto di agglomerazione. E alla fine, la frase che meglio di qualunque altra, spiega la realtà delle cose: In particolare si vuole verificare la compatibilità di tale sistema con l’impiantistica esistente. Ora sarebbe il caso che qualcuno, scegliete voi chi meglio credete, ci spiegasse se questa compatibilità è stata verificata. Se l’impianto ad urea funzione veramente o meno. Perché quell’impianto si sa, non è di ultima generazione, e quindi già solo per questo non otterrà i risultati che in altre parti di Italia e di Europa, gli impianti ad urea ottengono. Taranto ha bisogno di verità, di risposte sincere. Taranto e i tarantini hanno bisogno di conoscere, prima ancora di ciò che sarà un domani, quello che accade oggi dentro e fuori dell’Ilva.

TarantOggi – sabato 20 febbraio 2010

Gianmario Leone


Il documento del Cnr-Istituto sull’inquinamento atmosferico

Ecco la documentazione sul progetto dell’impianto all’urea dell’Ilva di Taranto. Monitoraggio Emissioni Gassose in Atmosfera Provenienti dall’Impianto di Agglomerazione. Committente:ILVA S.p.A.. Periodo: Marzo 2009. Coordinatore: Mauro Rotatori Introduzione – L’impianto di agglomerazione dello stabilimento ILVA di Taranto rappresenta la maggiore sorgente di diossina presente sul territorio nazionale. L’ILVA nell’ambito di accordi di programma assunti negli anni precedenti sta valutando la riduzione della emissione delle diossine attraverso l’ottimizzazione della marcia dell’impianto e le sue condizioni di esercizio , nonché l’impiego dell’urea quale reagente per l’inibizione della formazione delle diossine. In tale contesto si stanno valutando in laboratorio diverse tecniche analitiche di “clean-up” ed in particolare la “gel permeation” che consentono di processare più campioni per poter essere in grado di fornire nei tempi e modi adeguati le risposte sui campioni prelevati sull’impianto nelle diverse configurazioni. Descrizione del Progetto – La formazione delle emissioni di diossine e furani sugli impianti di agglomerazione può dipendere da diversi fattori ed in molti casi non esistono delle correlazioni dirette, ma solo delle tendenze di massima. Per tale ragione il livello di diossine e furani in emissione in relazione all’applicazione di una o più tecniche di processo deve essere considerato solo come un risultato atteso. In relazione a quanto sopra le misure di processo che possono essere implementate nel breve e che possono portare ad una riduzione del livello di diossine in emissione sono le seguenti: Apertura del circuito delle polveri captate dagli elettrofiltri – Le polveri captate dagli elettrofiltri presentano una significativa concentrazione di composti clorurati. Essendo le diossine e i furani delle molecole clorurate, la loro formazione è anche influenzata dalla presenza di cloro. Per tale ragione l’apertura del circuito delle polveri captate dagli elettrofiltri, evitando quindi il loro riciclo nella miscela di agglomerazione, permette una riduzione della formazione di PCDD/F. Iniezione di polvere di carbone a monte degli elettrofiltri – Tale tecnica consiste nella iniezione di polvere di carbone a monte degli elettrofiltri che esercita un’azione adsorbente delle diossine e furani. La polvere di carbone unitamente alle polveri dei fumi di processo di agglomerazione vengono poi abbattute nell’elettrofiltro ed il livello totale di diossine e furani emessi ne risulterebbe conseguentemente ridotto. L’iniezione deve essere effettuata in modo tale che vi sia un tempo di permanenza sufficiente a consentire l’azione di assorbimento delle diossine e furani sulla polvere di lignite che viene poi ad essere abbattuta nell’elettrofiltro. Ciò implica la necessità di una sufficiente distanza tra il punto di iniezione e l’ingresso negli elettrofiltri. Nel caso dell’impianto di agglomerazione di Taranto tale distanza risulta essere molto limitata per cui l’implementazione di un tale tipo di sistema risulterebbe essere del tutto inefficace. Additivazione di urea nella miscela di agglomerazione – Tale tecnica consiste nell’additivare urea nella miscela di agglomerazione. L’effetto di riduzione delle emissioni di diossina e furani con l’utilizzo di urea viene spiegato in relazione al potere riducente dell’urea e alla sua capacità di formare complessi stabili con metalli catalizzanti la formazione delle diossine, riducendone quindi il potere catalitico, ossigenante e clorurante. Inoltre la natura alcalina dell’additivo tende a neutralizzare l’acidità di Cl2 e di HCl che prendono parte alle reazioni di formazione delle diossine e furani. Obiettivi – L’analisi della formazione di diossine e furani sull’impianto di agglomerazione è condotta al finedi poter ‘analizzare i meccanismi di formazione di PCDD/F sugli impianti di agglomerazione’ e ‘inquadrare le tecniche applicabili’ per la riduzione del contenuto di tale inquinante nei fumi di processo dell’impianto di agglomerazione. Il presente Studio riguarda la verifica di fattibilità dell’impianto urea, finalizzato alla riduzione degli attuali livelli di PCDD/F presenti nei fumi primari del processo di sinterizzazione.

All’UE mancano i dati dell’Ilva

13 febbraio 2010 alle 03:22 | Pubblicato su Le Azioni di 'Taranto libera' | Lascia un commento
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A Bruxelles attendono ancora i dati del 2008 sulle emissioni per il Registro Europeo

Oramai è certo: l’Unione Europea ha messo nel mirino l’Italia sul tema ambientale. E non sembra intenzionata a fare sconti. Dopo la notizia da noi riportata ieri sul controllo del rispetto dell’attuazione della direttiva IPPC, appuriamo grazie alla segnalazione del comitato cittadino “Taranto libera”, che nel registro europeo sulle emissioni degli impianti industriali in Europa, mancano i dati relativi alle emissioni provenienti dall’Ilva di Taranto. Nel mese di gennaio infatti, un collaboratore del Comitato cittadino, ha contattato l’Agenzia europea per avere dei chiarimenti in merito a questa mancata comunicazione da parte del siderurgico del capoluogo ionico. Ecco la risposta ottenuta dall’Unione Europea del 19 gennaio, pubblicata dal comitato sul portale Facebook il 7 febbraio: “Gentile sig. D., siamo in attesa che le autorità italiane ci forniscano i dati relativi all’Ilva. Attendiamo per marzo la consegna di nuovi dati e abbiamo sollecitato le autorità italiane per fornirci i dati mancanti unitamente ai nuovi (?) dati del 2008”. Ricordiamo che la Commissione europea e l’Agenzia europea dell’ambiente, inaugurarono nello scorso novembre, un nuovo registro integrato delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti (E-PRTR). Il registro contiene informazioni sulle emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, nell’acqua e nel suolo, rilasciate dai complessi industriali in tutta Europa, a prescindere dalla loro attività e grandezza. Vi figurano i dati annuali relativi a 91 sostanze e ad oltre 24.000 complessi operanti in 65 attività economiche. Vi si trovano anche altre informazioni, come la quantità e il tipo di rifiuti trasferiti negli impianti preposti al loro trattamento, sia all’interno che al di fuori di ciascun paese. Ma dei dati dell’Ilva non vi è traccia. Né l’azienda e men che meno le autorità italiane, hanno pensato di informare in maniera trasparente l’Unione Europea, sulle emissioni di sostanza inquinanti che giornalmente riversano nell’aria non solo di Taranto
e dell’Italia, ma anche nei cieli d’Europa. E pensare che il commissario per l’Ambiente, Stavros Dimas, che proprio ieri si era espresso in merito al rispetto della direttiva IPPC da parte dell’Ilva, in occasione dell’inaugurazione tenne a precisare che “la trasparenza è uno strumento di vitale importanza per migliorare l’ambiente. L’istituzione di questo registro permetterà ai cittadini di accedere direttamente alle informazioni sulle emissioni rilasciate dai complessi industriali in tutta Europa e li aiuterà a
partecipare in prima persona alle decisioni che si ripercuotono sull’ambiente. È segno della reale volontà delle autorità pubbliche e del settore di divulgare le informazioni ai cittadini e assumere una maggiore apertura”. Ai tarantini però, questo diritto è stato sino ad oggi negato. In barba a tutte le belle parole sino ad oggi proferite dai Riva e dai politicanti
nostrani, la verità è che in tema di trasparenza c’è poco da stare allegri dalle nostre parti. La professoressa Jacqueline McGlade, direttore esecutivo
dell’Agenzia europea dell’ambiente, dichiarò che “per riuscire ad ottenere la
partecipazione pubblica, uno degli obiettivi della convenzione di Århus, occorre innanzitutto che i cittadini sappiano cosa succede all’ambiente
che li circonda e qual è la posta in gioco. Chiunque può ora vedere quanto inquinamento è prodotto nell’aria e nell’acqua dagli impianti della propria
zona o regione”. A Taranto tutto questo appare ancora come un miraggio
troppo lontano.

TarantOggi – Mercoledì 10 Febbraio 2010
Gianmario Leone

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